Il Foro Boario

La zona del Foro Boario e’ un vasto settore lungo la riva sinistra del Tevere, immediatamente a valle dell’isola Tiberina. Un antichissimo insediamento umano in questo luogo risale verosimilmente al tempo della nascita della citta’, ma alcuni studiosi si spingono oltre affermando che l’insediamento potrebbe risalire addirittura a qualche secolo prima della nascita di Roma.

Il grande processo che vide la formazione della civilta’ di scambio tra i vari popoli, la fondazione dei porti e la costituzione dei depositi per le scorte alimentari, investi’ tutta l’area mediterranea dal XIII all’VIII secolo a.C. e si concluse con la fondazione delle citta’ greche nell’Italia meridionale e il rigoglio dei porti etruschi su tutta la costa tirrenica dell’Italia centrale. Tale processo sulle rive del Tevere porto’ alla formazione di un centro mercantile e navale nel punto piu’ vicino alle colline, facilmente fortificabili e destinate a creare la lega dei popoli che si chiamera’ Septimontium e diventera’ Roma. Nell’antichita’ i principali traffici pesanti si svolgevano quasi esclusivamente per vie acquee, penetrando poi in quelle terrestri per la distribuzione capillare della merci.

Soltanto tenendo conto della grande rete dei percorsi che solcavano l’Italia lungo le valli, i fiumi , i crinali e le coste marine , e’ possibile comprendere l’essenziale importanza assunta dal luogo del Foro Boario alle origini della civilta’ italica, che a buona ragione puo’ essere considerato una sorta di progenitore o antagonista del Foro Romano, piu’ interno e di interesse locale, e forse la ragione principale della costituzione della stessa Roma. Luogo significativo e nevralgico per varie motivazioni. In primo luogo perche’ in questo punto si modifica la navigabilita’ del fiume per la presenza delle rapide nella restrizione del suo alveo ai lati dell’isola Tiberina. Anticamente il Tevere era, secondo alcuni, navigabile fino a Orte, ma in corrispondenza delle strettoie dell’isola si rendeva necessario un punto di sosta con i relativi approdi. Non a caso Roma, per molti secoli, ha avuto porti di diversa natura a valle e a monte dell’isola. In secondo luogo perché mentre la strettoia ai fianchi dell’isola consentiva un più breve tragitto, subito a valle di questa il letto del fiume si allargava impaludando e formando così un altro comodo punto di attraversamento e anche, secondo le stagioni, di guado. Tali attraversamenti mettevano in comunicazione due territori di popolazioni rivali: a destra gli Etruschi, che possedevano la Ripa Vejentana, a sinistra i Sabino-Latini, insediati nell’arce Capitolina e nel Palatino.

Ed erano attraversamenti, oltre che di uomini, soprattutto di merci e di greggi di pecore e di buoi, con i prodotti relativi, dalle pelli agli alimenti caseari di lunga conservazione. Il mito si impadroni’ subito di questa funzione strumentale della zona e della vita degli uomini e degli animali che vi si svolgeva, collocandovi storie leggendarie e dedicando qui altari e templi agli dei protettori delle greggi e dei mercanti. Proprio per questa ragione, nelle adiacenze del futuro sito del mercantile Foro Boario, furono localizzate le mitiche imprese di Ercole, il semidio greco che la mitologia romana volle imparentato con i progenitori della stessa Roma, la famiglia di Evandro, che fu, come tale, padre di Pale, la dea dei pastori e delle greggi (da cui il toponimo del colle Palatino), di Aventino (da cui l’omonimo colle) e di Latino (da cui il nome della pianura lungo la riva sinistra del Tevere, che sara’ poi esteso a tutta la regione).

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